La produzione decentrata e casalinga di bioetanolo è ora un realtà, almeno nell’illuminata California.
Dopo il lancio ufficiale, avvenuto in febbraio con l’appoggio ufficiale del governatore Arnold Schwarzenegger, ora si cominciano a testare le reali potenzialità del
MicroFueler, il primo microimpianto di
raffinazione domestica di bioetanolo. Un recente accordo tra la GreenHouse, la società distributrice del MicroFueler, e la Karl Strass Brewery, storico produttore di birra di San Diego, prevede la fornitura settimanale di 28 tonnellate di
residui della birra per la produzione di bioetanolo.

L’aspetto innovativo dell’accordo consiste nell’utilizzo di biomassa di scarto, per la creazione di una “
filiera corta” del bioetanolo che coinvolge imprese, famiglie e investitori privati. L’azienda produttrice GreenHouse assicura che, grazie ai bassi costi di esercizio e ai risparmi assicurati, l’investimento per il MicroFueler (9.995 dollari) può ripagarsi nel giro di pochi anni. La produzione massima di bioetanolo è di circa
70 galloni alla settimana, con un costo stimabile in 0,10 dollari al gallone, a cui bisogna aggiungere un consumo elettrico di 3 kWh elettrici per gallone prodotto. Ricordiamo che un gallone è pari a 3,79 litri.
Il MicroFueler è un sistema compatto e portatile, fatto di due componenti principali. Il cuore dell’impianto è costituito da un
apparecchio di distillazione, combinato con la stazione di pompaggio, dotata di un serbatoio incorporato da 50 galloni. L’apparecchio è controllato con tecnologia touch-screen, e presenta un’interfaccia e un aspetto del tutto simili alle comuni pompe di benzina. Collegato a questo, vi è un
serbatoio da 250 galloni che contiene i rifiuti organici da convertire in bioetanolo. La possibilità di allacciare fino a 4 serbatoi, aumenta il potenziale produttivo fino a 1000 galloni la settimana.
Il processo di produzione avviene senza alcuna combustione e questo ne consente un’installazione sicura e priva di rischi. Il MicroFueler ha l’ulteriore vantaggio di poter utilizzare
diverse materie prime: scarti di zucchero, liquidi zuccherini e alcolici, materiali cellulosici e anche alghe. Per il suo funzionamento, il MicroFueler richiede un semplice collegamento all’impianto idraulico e alla rete elettrica domestica.
E’ noto come il bioetanolo venga comunemente prodotto in grandi impianti centralizzati di fermentazione e distillazione. Il MicroFueler si propone come la prima vera
alternativa a questa modalità centralizzata di produzione, che comporta una serie di svantaggi soprattutto in termini di spesa energetica per il trasporto e la distribuzione, senza contare il problema del ricorso a coltivazioni dedicate –come il mais— con i conseguenti effetti disastrosi sul mercato delle materie prime agricole.
Un’altra peculiarità del MicroFueler è il fatto di produrre etanolo puro al 100% (E100), particolarmente diffuso in Brasile. Non rimane che sperare che il successo e la replicabilità di questa esperienza possa essere un importante passo verso la diffusione di biocarburanti davvero sostenibili.
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