L'impatto occupazionale delle rinnovabili
Non c'è gara, in un futuro che è già presente, tra le ricadute occupazionali garantite dalle fonti rinnovabili rispetto a quelle determinate dalle fossili: si calcola che il rapporto medio attuale sia di tre a uno.
È questa la premessa da cui parte Gianni Silvestrini nel tredicesimo capitolo del suo libro “Che cos'è l'energia rinnovabile oggi”, per analizzare in che modo la corsa verso la neutralità climatica impatta sul mondo del lavoro.
IRENA stima in 12 milioni le persone impiegate direttamente e indirettamente nelle rinnovabili in tutto il mondo nel 2020, un valore che ha continuato a crescere negli anni (nel 2012 erano 7,3 milioni) e che potrebbe raggiungere i 40 milioni entro il 2050. Il solare rappresenterebbe la quota maggiore, seguito dalle bioenergie, dall’eolico e dall’energia idroelettrica.
Una crescita vertiginosa determinata anche dai costi sempre più bassi delle tecnologie, dal miglioramento delle prestazioni, dall'innovazione, dalle semplificazioni nella produzione.
Questo, ad esempio, ha consentito per il fotovoltaico la creazione di enormi Gigafactories, capaci oggi di produrre moduli con una riduzione del prezzo del 25% a ogni raddoppio della produzione cumulativa. Oppure le batterie al litio, altra tecnologia caratterizzata da un’incredibile riduzione dei costi, che ha consentito la diffusione dell’elettronica portatile e che sarà decisiva per il successo dei veicoli elettrici e degli accumuli per le rinnovabili.
Quali sono i fattori davvero fondamentali per questa riduzione, sui quali bisognerà insistere affinché l'obiettivo della neutralità climatica continui ad accompagnarsi alla crescita occupazionale? Per scoprirlo leggete Che cosa è l'energia rinnovabile oggi, di Gianni Silvestrini, con i contributi di Giuseppe Barbera, Tommaso Barbetti, David Chiaromonti, Giacomo Talluri, G.B. Zorzoli, Edizioni Ambiente, 2022.