Teleriscaldamento: 82% degli impianti è a fonte fossile
Online la quarta edizione del rapporto "Teleriscaldamento e teleraffrescamento in Italia", nel quale il Gse traccia il quadro statistico sulla diffusione dei sistemi in esercizio in Italia.
I dati del rapporto mostrano come il teleriscaldamento sia nel nostro Paese una realtà diffusa e consolidata, con circa 340 reti in esercizio, per un'estensione complessiva di 5.000 km e oltre 9,8 GW di potenza termica installata.
A fine 2020 circa l'82% degli impianti a servizio delle reti è alimentata da fonti fossili, il restante 18% da rinnovabili (biomassa, geotermia, ecc.) e rifiuti. Le fonti rinnovabili sono diffuse soprattutto nel territorio provinciale di Bolzano, caratterizzato da un elevato utilizzo di biomassa, e in Toscana, dove sono diffuse le reti alimentate dalla fonte geotermica.
Per quanto riguarda le tipologie di utenze, il 65% della volumetria complessivamente riscaldata in Italia da reti di teleriscaldamento è associata a utenze residenziali, il 32,6% terziario, il restante 2,5% a utenze industriali.
Il 42% circa della volumetria riscaldata complessiva si trova in Lombardia (162 milioni di m3); seguono Piemonte (105 milioni di m3, 27% del totale), Emilia-Romagna (44 milioni di m3, 12% del totale) e la Provincia di Bolzano (23 milioni di m3, 7% del totale).
Al teleriscaldamento si è associato anche il servizio di teleraffrescamento, erogato attraverso una rete di distribuzione dedicata (ad acqua refrigerata) oppure attraverso gruppi ad assorbimento. Sono stati censite 30 reti di teleraffrescamento, per un'estensione di 32,5 km e una volumetria raffrescata di 8,9 milioni di metri cubi. Tali sistemi sono presenti quasi esclusivamente in Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria.
Riferimenti
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Teleriscaldamento e teleraffrescamento
sul sito del Gse