Ispra: transizione energetica rispettando il suolo
La transizione energetica incrementerà le superfici artificiali che dovrebbero essere bilanciate dal ripristino naturale delle aree compromesse anche grazie all'attesa legge sul consumo di suolo.
Lo evidenzia il Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente nell'ultimo Rapporto sul consumo di suolo in cui analizza anche le conseguenze della diffusione degli impianti Fer sul territorio nazionale. Tra le forme di consumo di suolo è stata indagata in particolare quella relativa agli impianti fotovoltaici a terra, fonte energetica rinnovabile in forte crescita per il futuro.
Dai dati pubblicati nel rapporto si evince che i nuovi impianti fotovoltaici installati a terra tra il 2020 e il 2021 ammontano a un totale di 70 ettari di consumo di suolo corrispondenti a una potenza di circa 37 MW. La distribuzione a livello regionale è abbastanza eterogenea ma è la Puglia la regione con più superficie occupata da impianti (6.123 ettari, circa il 35% di tutti gli impianti nazionali), seguita dall'Emilia-Romagna e dal Lazio.
Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec), del dicembre 2019, prevedeva un aumento, entro il 2030, della capacità fotovoltaica installata a più di 52 GW, in questo contesto, si legge nel Rapporto, un ruolo fondamentale ce l'ha il legislatore. Per tutelare il suolo e minimizzare l'impatto sull'ambiente occorre legiferare individuando le aree e le superficie idonee ad accogliere questa tipologia di impianti.
Inoltre, l'Istituto precisa che "la tendenza a progettare i nuovi impianti con dimensioni compatibili con una localizzazione non a terra è senza dubbio un aspetto positivo da evidenziare, in ottica dello sfruttamento dei tetti degli edifici e dei fabbricati più grandi".
Riferimenti
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Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente
Rapporto - Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2022