Milano, 31 agosto 2022 - 01:00

Confindustrie del Nord: più CO2 per superare la crisi energetica: rinnovabili ai margini

(Sergio Ferraris e Tiziana Giacalone)

Arrivano le richieste di Confindustria per interventi statali con misure di contenimento dei costi in bolletta e sospensione delle quote Ets per evitare la deindustrializzazione del Nord. Le rinnovabili residuali.

Keynes come ultima risorsa quando la situazione degenera. Queste in sintesi alcune delle richieste avanzate da Confindustria per "l’area più importante per il tessuto industriale italiano" che, come il resto del Paese, è sotto ai colpi della crisi energetica. I rappresentanti delle Confindustrie delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno avanzato le loro proposte per superare l’emergenza energetica in atto chiedendo alle forze politiche di “sostenere il Governo in carica nella difficile trattativa con gli altri Paesi Ue per introdurre un tetto al prezzo del gas e ogni altra misura per affrontare il problema”.

Stando ai dati forniti da Confindustria, nel 2019 il totale dei costi di elettricità e gas ammontava, nelle quattro regioni, a circa 4,5 miliardi di Euro, e già era un costo svantaggioso per la competitività secondo le dichiarazioni degli anni passati degli industriali. Nel 2022 gli extra-costi raggiungeranno – nell’ipotesi più ottimistica rispetto all’andamento del prezzo – una quota pari a circa 36 miliardi di Euro che potrebbe essere addirittura superiore ai 41 miliardi nello scenario di prezzo peggiore.

Questa crisi energetica in corso per Confindustria rischia di paralizzare il sistema industriale e di annullare il rilancio economico post pandemico, erodendo la competitività con gli altri paesi (Ue ed extra Ue), con ricadute sui lavoratori e le loro famiglie.

Poche rinnovabili nelle richieste. Nell’elenco di misure per superare la crisi energetica, firmato da Confindustria, ci sono, infatti, le rinnovabili con la richiesta degli imprenditori del Nord di destinare una quota nazionale di produzione da fonti rinnovabili a costo amministrato all'industria manifatturiera.

Nulla su green belt fotovoltaiche, comunità energetiche per le imprese o su piani industriali che vedano rinnovabili ed efficienza energetica integrate negli aspetti produttivi.

Oltre alla programmazione energetica nazionale, con interventi e investimenti a medio-lungo termine in grado di garantire sicurezza e sostenibilità della produzione energetica e delle forniture di gas, le richieste, infatti, riguardano principalmente il calmieramento dei costi delle bollette e la sospensione del meccanismo europeo che prevede l’obbligo di acquisto di quote Ets (sistema di scambio quote emissione) a carico delle imprese.

E su questi ultimi due punti c'è qualcosa da dire. La sospensione dell'Ets, meccanismo messo a punto con fatica, vanificherebbe gli sforzi fatti in innovazione ed efficientamento, mettendo una seria ipoteca sullo sviluppo di tecnologie a basse emissioni — e a basso costo — gettando i presupposti per uno stop all'efficienza energetica che invece fa bene sia all'ambiente, sia alle bollette.

Gli interventi e gli investimenti dei rappresentanti degli imprenditori italiani per garantire sicurezza e sostenibilità economica alla produzione del gas, guardano al panorama esistente e non vanno oltre alla prossima trimestrale come orizzonte temporale.