Energia al centro
L'energia non è mai stata così cara come oggi e quest'inverno potrebbe addirittura scarseggiare. Le soluzioni che si paventano all'orizzonte sono le più diverse. Ne abbiamo parlato con Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura.
Qui la versione video dell'intervista a Re Rebaudengo di Elettricità Futura.
È un momento topico per le questioni energetiche. L'energia non è mai stata così cara come oggi e quest'inverno potrebbe addirittura scarseggiare. Le soluzioni che si paventano all'orizzonte sono le più diverse. Si parla di trovare nuove risorse fossili, si parla di riprendere con il nucleare e di incrementare le rinnovabili. Ne parliamo con Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura.
Siamo in piena crisi energetica dovuta ai prezzi del gas che hanno trascinato praticamente tutti i prezzi dell'energia. Lei come presidente di Elettricità Futura come vede lo scenario che si prospetta per questo autunno?
«Sarà uno scenario ovviamente molto complesso. Del resto noi di Elettricità Futura lo avevamo già detto e previsto. Ora abbiamo due importanti nuovi elementi. Il primo riguarda la diminuzione di forniture della Russia, l’altro è il mercato del gas che – essendo imperfetto – sta creando un problema enorme. Ricordo che il gas è aumentato fino a 15 volte rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Ovviamente abbiamo anche un altro grosso problema, ovvero la mancanza della commodity. Dunque non solo i prezzi sono alti, ma in questa fase sono tante le aziende che non possono contare sulle forniture nei prossimi tre-sei mesi. Quindi è evidente che entriamo appieno in uno scenario molto, molto complesso. A questa situazione va aggiunto, per rendere la tempesta perfetta, che un paese come la Francia è in difficoltà nonostante abbia strutture nucleari importanti. Molte centrali, infatti, come abbiamo avuto modo di leggere nel report dell’Autorità francese per la sicurezza nucleare, in questi mesi sono state chiuse, altre sono in manutenzione e forse non riapriranno più. Anche la Francia non è dunque un paese indipendente dal punto di vista energetico».
Il Governo sembra non tenere conto del costo marginale zero delle rinnovabili, che potrebbero abbassare di parecchio il prezzo dell'energia. Come mai? Cosa sta succedendo su questo fronte?
«Sì, il costo marginale delle rinnovabili è zero. Ma quello che importa oggi nel caso delle rinnovabili, è anche il costo complessivo, come Elettricità Futura sostiene da molto tempo. E nella lettera che abbiamo mandato al Governo e alle Regioni, lo scorso fine anno, avevamo proprio sottolineato che sarebbe stato indispensabile aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili. Indipendentemente dalla guerra tra Russia e Ucraina, era dunque già chiara la convenienza delle rinnovabili per risolvere il problema dell’indipendenza energetica. L’energia rinnovabile possiamo produrla sul nostro territorio, non dobbiamo importarla, ed è l'unica che ci permette davvero di raggiungere anche gli obiettivi di decarbonizzazione. L'emergenza climatica continua a essere un problema anche se in questo periodo gli diamo meno attenzione perché intanto è arrivata la pandemia, poi la guerra e ora la crisi energetica con l’aumento dei costi. Ma con il cambiamento climatico dobbiamo farci i conti. Quest'anno probabilmente sarà di nuovo l'anno più caldo di sempre. E certamente per l'Italia e per l'Europa, anche l'anno con minor piovosità».
Secondo lei, per uscire da questa morsa, o tempesta perfetta, come l'ha chiamata prima, e far decollare le rinnovabili, cosa bisognerebbe fare già da domani?
«Siccome viviamo in un Paese in cui per fortuna esiste un ordinamento giuridico, avremmo dovuto avere, da tempo, un Piano nazionale energia-clima approvato e aggiornato ai più sfidanti target che sono quelli di Repower EU. Questo è il primo punto. Ma entro il 30 giugno di quest’anno avrebbero dovuto essere approvati anche i criteri da trasmettere alle Regioni sulle aree idonee. Ovvero quelle aree individuate dalle Regioni come idonee all’installazione di impianti rinnovabili in modo da garantire un “fast track”, un percorso autorizzativo agevolato. È davvero difficile trovare delle spiegazioni sul perché tutto questo non è ancora avvenuto in Italia, nonostante la crisi che stiamo vivendo. Mentre in Germania l'hanno già fatto e le Regioni stanno determinando un 2% delle aree per fare gli impianti rinnovabili e quindi non vedo perché non dovremmo farlo di corsa anche noi. Le Regioni che oggi si lamentano del caro energia potrebbero prendere l’iniziativa individuando le aree idonee».
Quindi la Germania sta definendo delle regole chiare per installare le rinnovabili sui territori. Ecco, secondo lei la mancanza di questa chiarezza, in Italia, favorisce anche l'opposizione alle rinnovabili? Ricordiamo che di recente è dovuta intervenire la presidenza del Consiglio per l’ottenimento dell'autorizzazione definitiva del primo impianto a geotermia binaria in una zona geotermica come il Monte Amiata. Come mai gli enti locali procedono lentamente per definire queste regole la cui mancanza ostacola le rinnovabili, creando tante difficoltà agli operatori del settore?
«È l’effetto del “no nel mio giardino” veicolato dalle forze politiche nei territori. Favorire le rinnovabili è ciò che dovremmo fare, indipendentemente dalle forze politiche al governo e dall’opposizione perché qua si tratta di posti di lavoro, sviluppo e sostenibilità. Ma anche di civiltà. In Italia cominciamo ad avere tra i 10 e 15 milioni di poveri energetici, possiamo parlare di involuzione, altro che società digitale. Quindi è fondamentale che si faccia presto e che i governatori delle Regioni, e anche i sindaci, capiscano che è una sfida che devono loro per primi sviluppare assieme e vincere, indipendentemente dalla lentezza del governo centrale».
Un argomento di cui si parla spesso quando si discute di rinnovabili è che si tratta di energie a intermittenza bisognose delle altre fonti d'appoggio. Secondo lei c'è una verità? Nel breve-medio periodo si può arrivare a un livello tale d'autonomia delle rinnovabili da supportare la rete?
«Già oggi le rinnovabili garantiscono mediamente all'anno quasi il 40% del fabbisogno elettrico. Abbiamo un sistema di bilanciamento della rete utile a bilanciare soprattutto i problemi tecnici delle centrali convenzionali, mentre l'intermittenza delle fonti rinnovabili, in quanto prevedibile, non è di difficile gestione. Abbiamo avuto dei momenti in cui le rinnovabili hanno pacificamente coperto fino al 60% del fabbisogno elettrico del Paese, senza che questo abbia comportato nessun problema di black out. Nel piano di Elettricità Futura, che abbiamo presentato lo scorso giugno e peraltro condiviso da tutte le forze politiche di maggioranza e d'opposizione, abbiamo dimostrato come da qui al 2030, forse anche prima, si possa arrivare nel settore elettrico all'84% — più del doppio di oggi — di rinnovabili nel mix dei consumi italiani. Non vedo nessuna criticità anche perché già oggi abbiamo tutte le tecnologie disponibili per fare ciò che negli anni non possono che migliorare».
In questi giorni si parla tanto dell’indipendenza energetica garantita dalle rinnovabili rispetto alla dipendenza dal gas Russo e degli Stati Uniti. Ma c’è chi fa notare che con le rinnovabili si passerebbe alla dipendenza dalla Cina che produce i pannelli. Cosa risponde?
«In realtà noi i pannelli li facciamo già. Enel per esempio presto raddoppierà la sua capacità produttiva. Sono convinto che a breve produrre pannelli in Italia o nel resto dell’Europa diventerà più conveniente. Ne vale la pena. In ogni caso anche se acquistiamo un pannello in Cina, in India o negli Stati Uniti, dobbiamo considerare che quel pannello produrrà energia per 20-25 anni. Nulla a che vedere con l’importazione continua di combustibili fossili».
Eolico offshore galleggiante. Ci sono ben 17 GW di progetti che hanno richiesto l'allacciamento e che Terna ritiene che sia plausibile realizzare. Ecco che però arrivano opposizioni che sembrano bizzarre: in Sicilia nei fondali forse ci sono le navi puniche e a Civitavecchia, che è uno grosso polo energetico fossile, è stato chiesto l'esame dell'impatto paesaggistico dell'impianto visto dalle navi a largo. Qualcosa di simile era già successo a Taranto per un impianto davanti all’Ilva, autorizzato dopo nove anni, e di esempi ce ne sono davvero tanti. Come mai l’opinione pubblica non riesce ad accettare la cultura delle rinnovabili?
«Per me la crociata contro le rinnovabili è inspiegabile. Credo che sia un problema d'informazione che andrebbe risolto velocemente. Le Soprintendenze, che io stimo, fanno un lavoro importante. Ma se non intervengono sulla costruzione di case terribili non possono ostacolare gli impianti delle rinnovabili che contrastano il cambiamento climatico e tutelano anche il paesaggio. Perché se la temperatura continuerà a salire, il paesaggio che abbiamo adesso e vogliamo tutelare non lo avremo più.
Un'altra novità che si affaccia sul panorama delle rinnovabili in Italia è quella delle comunità energetiche. Per ora abbiamo una legislazione che è transitoria e siamo in attesa dei decreti attuativi. Condivide le aspettative su questa nuova forma di produzione di energie rinnovabili che dovrebbe vedere la collaborazione di cittadini e aziende?
«Da una parte sono molto favorevole alle comunità energetiche. C'è una generazione distribuita e molto efficiente che tendenzialmente avviene laddove c'è la necessità di energia quindi meno perdite sulla rete con riduzione di costi sulle infrastrutture. Ma dobbiamo evitare che con le comunità energetiche vada un po’ come con il 110% e con gli altri incentivi, visti i prezzi dell'energia oggi. Credo anche che sia molto importante fare attenzione su chi sarà il gestore di queste comunità energetiche. Non essendo un settore sufficientemente normato, non si può correre il rischio che persone non abilitate amministrino le comunità energetiche.
Lei ha citato il 110% che riguarda gli interventi per l’efficientamento energetico. Del resto la miglior fonte rinnovabile è la riduzione dei consumi. Ma non tutti sanno che sui consumi energetici, per unità di prodotto, siamo più virtuosi della Germania. Abbiamo quella che si chiama intensità energetica inferiore alla Germania. E si sa che quando uno è già efficiente, fare degli ulteriori passi per migliorare è più complicato. Lei cosa ne pensa? Abbiamo ancora delle potenzialità di sviluppo dell'efficienza?
«Sono convinto che ci siano ancora moltissime cose da fare e che si possa fare meglio in tantissimi settori. Sia nella parte motori elettrici sia nella generazione. Penso alle pompe di calore, alla micro cogenerazione penso alla cogenerazione in generale, alla coibentazione dei manufatti, dei fabbricati e alla giusta esposizione degli edifici. Il problema del caro energia ci spingerà oltre con l’utilizzo delle nuove tecnologie per ottimizzare per esempio la generazione distribuita, che è quella che in questo momento è più facile da fare rispetto agli impianti utility in scala. Quindi io penso che l'Italia non solo potrebbe mantenere il vantaggio ma ha anche la possibilità di allungare un po’ il passo sulla capacità di essere più efficiente della Germania e degli altri paesi europei.
Però siamo anche un Paese con politiche di efficienza energetica e rinnovabile zoppicanti. Che tipo di politiche industriali dovrebbe adottare il nostro Paese?
«Noi a giugno abbiamo presentato un Piano che prevede l'84% del mix elettrico rinnovabile, sulla base di uno studio sviluppato con Althesys e Fondazione Enel. Il Piano dà la possibilità di creare circa mezzo milione di nuovi posti di lavoro e benefici economici per 345 miliardi. Ci sono alcune centinaia di aziende italiane, già attive nel settore, che se vedessero un mercato nazionale con uno sviluppo costante, potrebbe davvero svilupparsi. Basterebbe andare a prendere il nostro documento e lavorare su quello.
Andiamo all'ultima domanda che è la domanda di rito che faccio a tutti coloro che intervisto. Come immagina il nostro Paese al 2030? E come lo immagina invece al 2050?
«Al 2030 l’Italia potrebbe essere un Paese fantastico. Io lo desidero così e ogni giorno mi impegno perché raggiunga questi obiettivi europei sviluppando tecnologie, ricerche e anche l'industria e la filiera sul proprio territorio. Il resto del mondo sta andando avanti in questa direzione e lo sta facendo molto velocemente. Dobbiamo farlo anche noi nei prossimi 12 mesi, considerando che gli ultimi 12 avremmo potuto usarli meglio. Altrimenti il nostro Paese non solo non sarà più in grado di pagare i propri debiti ma non potrà neppure garantire un futuro alle nuove generazioni».
E al 2050?
«Ciò che sarà nel 2050 dipende molto da cosa avremo fatto nei prossimi otto anni, ad esempio per dare una discontinuità rispetto al passato in modo da rendere il mix energetico molto più rinnovabile, raddoppiando l'apporto delle Fer. Ma dipenderà anche da come avremo saputo spingere la digitalizzazione, l'informatizzazione e l'efficienza della burocrazia italiana di cui si continua a parlare, ma i miglioramenti sono solo marginali. Se guardo al futuro dico che è bello anche se c’è il problema del cambiamento climatico che i paesi del Mediterraneo soffriranno più di altri. Come sappiamo infatti la temperatura all'interno del bacino del Mediterraneo sta crescendo più rapidamente della media mondiale. Quindi, certamente la sfida della decarbonizzazione è una sfida che riguarderà molto da vicino l'Italia».
direttore Nextville*
hanno collaborato Tiziana Giacalone e Olindo Casullo, redattori di Nextville
Riferimenti
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L'intervista a Agostino Re Rebaudengo di Elettricità Futura
Energia al centro. È un momento topico per le questioni energetiche.